[22-05-2017]

La Fitodepurazione, dai Romani alle piscine biologiche

 

Si può pensare a un sistema artificiale che riesca a depurare l'acqua in maniera totalmente naturale o quasi? La risposta è si, anzi, 'naturalmente' si. La fitodepurazione, che letteralmente significa 'depurazione con le piante'. Si tratta di un sistema apparentemente all'avanguardia, ma che in realtà è antico quanto un impero. Già i Romani infatti avevano capito l'importanza dei meccanismi rigenerativi delle aree umide, in grado, con i loro batteri, di depurare le acque impaludate tramite processi biologici a ciclo continuo, rapidi ed efficienti, ma sopratutto a costo zero. Da qui l'idea semplice, ma geniale di convogliare i reflui della Cloaca Maxima nella palude pontina, che diventò cosi l'archetipo della vasca di fitodepurazione. Il concetto andò poi raffinandosi con le vasche di limazione degli acquedotti che oltre a raccogliere e filtrare l'acqua dai sedimenti di limo e argilla, la epuravano da molte sostanze nocive prima di immetterla nel sistema di distribuzione romano. Sarebbe quindi un errore di fondo considerare l'area mittel-europea la culla della fitodepurazione, ma all'Austria e alla Germania va comunque riconosciuto il merito di aver riscoperto la tecnica della fitodepurazione modernamente intesa tra gli anni '50 e '70.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cloaca Maxima

Fonte: sotterraneidiroma.it

 

 

I primi impieghi di questo sistema di depurazione hanno interessato principalmente la filtrazione delle acque di prima pioggia (rain gardens) e delle acque grigie domestiche attraverso un attento uso di piante depuranti in grado di creare il perfetto habitat per i microrganismi acquatici, attori della filtrazione. Le piante acquatiche, infatti, con le loro radici, ossigenano l'acqua ed eliminano nocive quantità di azoto in essa disciolto permettendo cosi ai microrganismi di svolgere i loro processi biologici purificatori.

La fitodepurazione è stata applicata con continuità a partire dagli anni '90. Aiuole, spazi interstiziali, bordure e spartitraffico hanno preso vita e assunto un ruolo determinante nella gestione delle acque reflue, ricevendo utili sistemi di fitofiltrazione esteticamente qualificanti. Questi sistemi sono facilmente applicabili ad una varietà di situazioni ed usi che li rendono impianti dall'applicazione quasi orizzontale, dal polo industriale, al nucleo residenziale, passando per il campus universitario o per il giardino della scuola fino ad arrivare al centro commerciale e ai suoi parcheggi.

 

Rain gardens in spazi pubblici

Fonte: spazioibrido.blogspot.it

 

Rain gardens per smaltimento di acqua piovana

Fonte: installitdirect.com

 

 

Lo Studio Gianluca Centurani è attivo da tempo nella ricerca e nella progettazione architettonica con implementazione di impianti e sistemi votati all'abbattimento dei consumi energetici, al concetto di sostenibilità ambientale e di edificio a energia zero nonché al riutilizzo delle risorse per noi più importanti come l'acqua. Nell’ambito del concorso di idee per il recupero dell’area ex Sonnino a Besozzo (VA), lo Studio Centurani ha proposto un innovativo sistema di spazi verdi integrati. Tra serre didattiche, orti, spazi per la sosta e spazi per il tempo libero trovano il corretto inserimento impianti per la fitodepurazione delle acque di prima pioggia e delle acque grigie. I reflui meteorici e domestici, una volta stoccati e sedimentati, vengono filtrati opportunamente per poi essere riutilizzati. Irrigazione delle aree verdi, rete sanitaria e domestica, rete antincendio e usi tecnici trovano così il loro approvvigionamento idrico direttamente in loco, riutilizzando l’acqua raccolta e filtrata senza gravare sulla rete tradizionale.

 

Sistema di smaltimento di acque reflue

Fonte: casapassiva.wordpress.com

 

Sopra: sistema flusso superficiale

Sotto: sistema a flusso sommerso

Fonte: spazioibrido.blogspot.it

 

 

Possono, però, essere molteplici le declinazioni del concetto di fitofiltrazione se usciamo dal campo utilitaristico in senso stretto e lo abbiniamo, ad esempio, al fattore benessere e tempo libero. La matrice concettuale alla base di questi sistemi è sempre la sostenibilità. Infatti, la crescente richiesta di piscine da parte dei privati, ha posto nell’ultimo trentennio il problema, di realizzare, all’interno di un sistema chiuso, un impianto di riciclo dell’acqua utilizzata, debitamente filtrata e ossigenata per la balneazione. In questo modo la vasca viene riempita solo una volta e, al più, sarà poi rabboccata all’occorrenza.

Tale procedimento venne implementato e sviluppato negli anni '80 in Germania per ricreare dei veri e propri piccoli ecosistemi vivi e stabili in grado di garantire la balneazione in vasche impermeabilizzate con argilla e con un alto livello qualitativo dell'acqua, pur non utilizzando cloro, a consumo energetico zero e mantenendo la struttura di sistema chiuso. Nasce cosi il modello di piscina naturale o biopiscina, concettualmente molto più vicina a uno stagno a o un lago piuttosto che ad una piscina artificiale e tecnologica. La stessa vasca o due vasche separate (una per la balneazione, l'altra riservata alla zona rigenerativa degli apparati vegetali) ospitano microrganismi come le dafnie che sono in grado di filtrare l'intero volume d'acqua nel giro di una settimana, rendendo cosi superfluo l'utilizzo di pompe sovra-tecnicizzate, che anzi, immettendo troppa aria nel sistema, rischierebbe di uccidere i microrganismi e avviare cosi pericolosi processi di eutrofizzazione dell'acqua. Inoltre per la disinfezione dell’acqua non c’è bisogno di ulteriori sostanze chimiche oltre a quanto già svolto, in maniera del tutto naturale, dai microrganismi acquatici. Dopo un primo periodo di assestamento, la biopiscina raggiunge così il suo punto di equilibrio (o punto di stabilità, proprio di un qualunque ecosistema naturale funzionante e non perturbato).

 

Biopiscina a vasche separate

Fonte: bigodino.it

 

Biopiscina con zona rigenerativa e per balneazione integrate

Fonte: bigodino.it

 

Biopiscina in contesti non domestici

Fonte: ecoprospettive.com

 

Biopiscine integrate nell'arredo urbano

Fonte: spazioibrido.blogspot.it

 

 

Oggi lo stato dell'arte delle biopiscine ha raggiunto molteplici livelli tecnici, dal più naturale al più tecnicamente avanzato. L'impianto ideale per qualità dell'acqua, costi di realizzazione e manutenzione è quello naturale seguito da quelli, più utilizzati, che sono del tipo a poca o media tecnica fino ad arrivare ai sistemi tecnologicamente avanzatissimi, ma con costi vicini alle piscine tradizionali. L'Associazione Austriaca di costruttori di piscine biologiche (VÖS) ha classificato le biopiscine in cinque categorie, come schema di riferimento internazionale. Le piscine naturali con costi di gestione irrisori e un'area per la rigenerazione vegetale dal 50 al 70% della superficie totale, le piscine con poca tecnica con costi di gestione bassi e una superficie rigenerativa del 50% della superficie totale, le piscine a media tecnica con costi di gestione contenuti e un'area rigenerativa del 40-45% della superficie totale, le piscine con molta tecnica con costi di gestione medio-alti e una superficie rigenerativa del 35-40% della superficie totale e infine le piscine ad altissima tecnica con i costi di gestione più alti (ma comunque in linea con le piscine tradizionali) e una superficie rigenerativa del 35% della superficie totale. Per quanto riguarda i costi di realizzazione si parte dai 120-200 €/m2 per una biopiscina interamente naturale, passando per i 180-350 €/m2 di una biopiscina a media tecnica per arrivare fino ai 400-600 €/m2 per una biopiscina ad altissima tecnica.

Depennare i disinfettanti chimici, diminuire o eliminare del tutto l'impiego di costose pompe di filtraggio, risparmiare energia elettrica e abbattere così i costi di gestione e manutenzione delle piscine, in più garantendo una qualità dell'acqua 'naturalmente' ottimale e un risparmio ambientale non trascurabile in termini energetici e idrici, è sicuramente possibile.

Come sempre il futuro è già nelle nostre mani e la scelta è solo nostra.